BLOG

LA STORIA è stata premiata con 3. posto (nella categoria adulti) dal 4 al 7 febbraio 2019 ai IX GIORNI DEI FRATI FRANCESCANI UCCISI  

ANCHE ALLA FINE RIMASE SOLO LA PAROLA

Febbraio è un mese di nebbia e di qualche freddo indefinito. Una tale nebbia si appoggiava contro le pareti del mulino dei frati, rendendo la notte dura ancora più difficile. La giornata stava per finire. Era ora di cena. Mentre il profumo della farina appena macinata veniva emanava dalle pareti, frate Stanko stava togliendo i resti del pranzo dal sacchetto sul pavimento.

– Prima lascia che i bambini mangino, poi condividete ciò che resta – ha detto, uscendo con le lacrime agli occhi.

I bambini si sono rapidamente riuniti intorno al cibo gareggiando chi prende di più. Solo il piccolo Josip stava nell’angolo piangendo. I presenti sapevano che era superfluo chiederlo perché, questa era la notte più triste della sua vita. Durante l’intera giornata nessuno gli ha detto dove e perché stamattina i partigiani avevano preso suo padre e suo zio. Anche altre persone sono state prese da Brijeg e Lištica. Marko pianse per tutti loro, consapevole che, da qualche parte, anche loro piangevano per i familiari rimasti.

I frati e alcuni dei loro ospiti stavano guardando i bambini, sperando che mangiassero tutto e che non li rimarrà nulla.

– Mangiate, io vado seguirlo. – disse fra Ivan ai suoi confratelli. Frate Stanko stava fuori a guardare il Monastero e piangeva singhiozzando.

– Cosa ti ha rattristato così tanto? – chiese il frate Ivan.

– Meglio chiedermi cosa non lo è. Un dolore si aggiunge all’altro, Dio, che tempi! Non ne ho visti di più difficili nella mia vita. Anche il piccolo Josip sta piangendo tutto il giorno. Questi sono tempi di lacrime. Guarda questa bellezza in pietra (indicando il monastero) nessuno di noi vi è dentro, e adesso è notte.

– Dai, dai, il monastero non è un bambino per avere paura di stare solo di notte. – lo confortava il frate Ivan.

– È sacro dentro, frate Ivan.

– Lo so, ma tutto è chiuso a chiave. Chi oserebbe profanare il posto sacro?

– I barbari, frate Ivan, i barbari! Per loro niente è sacro. Né Dio né gli uomini, nulla è sacro per loro. I carnefici incivili! Arrestano il nostro popolo, e chi darà da mangiare ai bambini, noi ci siamo dispersi, un dolore si aggiunge all’altro, te lo dico.

– Non preoccuparti, frate Stanko! – disse il frate Ivan, dandogli una pacca sulla spalla. – La Madonna proteggerà il monastero finché noi ci torneremo. Essa ci proteggerà, e proteggerà anche il monastero. Essa è una madre, deve prendere cura dei suoi figli. Da sempre, ogni giorno portava la fortuna e la sfortuna. Ugualmente, ogni giorno porta la luce e l’oscurità.

– Lo senti, frate Stanko?

– Questa non è la mia saggezza, frate Ivan. L’ho imparato dalla Bibbia.

– Dimmi quale Bibbia leggi, figlio? Grazie alla mia età, posso dire di conoscere la Bibbia a memoria e di non aver trovato nulla di simile in essa.

– Posso citare?

– Certo! – risposero tutti insieme.

– “Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun gior- no basta il suo affanno.” (Mt 6,25-34)

– E tu intendevi quella citazione? – disse un po’ confuso frate Stanko.

– Sì,  proprio quella citazione! Da quando l’ho letto per la prima volta, sono un uomo tranquillo e felice. Non mi preoccupo in nessun momento della mia vita. So che il Signore con la sua destra mi darà ogni giorno la giusta misura di gioia. Ogni mattina io accetto da Lui la nuova giornata con gioia.

– Va tutto bene, figlio mio, tu bruci di ottimismo. Nella tua vita non ne hai passate tante, tra qualche anno parlerai in modo diverso.

– Fate Stanko, perché dubitare? Credo in ogni virgola nella Bibbia!

– Non dubito della credibilità della Bibbia, giovanotto, ma del tuo entusiasmo.

– Dopotutto, è una notte troppo fredda per argomenti filosofici. Andiamo dentro!

– Vai tu, fra Stanko! Noi due fumeremo una sigaretta, poi verremo.

– Come volete. Non trattenetevi a lungo, dobbiamo pregare la Liturgia delle ore.

Frate Ivan annuì affermativamente e condusse il giovane sacerdote ordinato al fiume. Rimasero lì in silenzio per alcuni istanti, poi fra Ivan disse:

– Vedi, figlio mio! Sei come la nostra quercia che si alza davanti al monastero, affrontando orgogliosamente ogni cosa. Egli ha visto molte cose, ma è cresciuto e maturato, rallegrandosi per ogni nuovo giorno. Proprio come te! E sai cosa? Ti ammiro! Così giovane e così saggio – è il tuo dono di Dio.

– Posso confidarmi con lei, frate Ivan?

– Certo, figlio mio, terrò ciò che sento come una confessione.

– Frate Ivan, la mattina quando ci riuniamo intorno all’altare, mentre beviamo il Calice, mi sento come se stessi bevendo tutta la gioia del mondo! Qualche strano potere mi pervade e sarei pronto a combattere il Male stesso. Dopo di ciò, non ho paura di niente!

– Oh, che tu sia benedetto per queste parole! – disse il frate Ivan tra le lacrime e abbracciò il giovane sacerdote contro il suo cappuccio. Beata madre che ti ha dato alla luce! Non sei nemmeno consapevole di quanto sei felice e benedetto. Grazie per aver condiviso questo sentimento con me. Adesso andiamo piano! I nostri fratelli ci stanno aspettando per pregare.

Nel mulino sono stati accolti da bambini assonnati e adulti svegli. Tutti sussurrarono qualcosa. I loro visi preoccupati dimostrarono che l’argomento della loro conversazione non era per niente piacevole. Josip non smetteva di piangere. Le lanterne si sono spente, il che segnò l’ora di dormire. Comunque, tutti erano svegli. Attraverso la finestra del mulino guardavano il Cielo, cercando le risposte alle domande che li avevano tormentati. Quando fu sicuro che tutti fossero addormentati, poco prima dell’alba, fra Stanko uscì, e guardando il monastero, pregò per i Sette Dolori della Beata Vergine Maria. Si mise a piangere, come un bambino, e battendosi il petto, ripeteva:

– Mio Dio, abbi pietà del tuo popolo! Non ci mettere nei guai in questi giorni!

La mattina era nebbiosa, triste.

Non appena la campana della chiesa suonò le sei del mattino, i fratelli celebrarono la Santa Messa. All’esterno, un muro crollato sostituiva l’altare. Dal fiume Lištica si alzava una nebbia di vapore che li copriva, e quindi sembrava che stessero celebrando la messa su una nuvola. Durante la Comunione fra Ivan osservava il giovane sacerdote, e in un momento, lui gli sembrò più grande e più forte, come un gigante.

Non c’era niente da mangiare a colazione e nessuno glielo chiese.

– Svegliate i bambini lentamente, preparateli e poi andremo al monastero! Questo non ha senso! Preferisco morire affamato lassù piuttosto che perire saziato qui! Se ci succede qualcosa, solo le bestie potrebbero trovarci! – disse frate Stanko.

E se ne andarono in silenzio. I bambini erano stanchi e affamati. I frati si preoccupavano per loro, per se stessi, per il popolo. Appena arrivarono vicino al Liceo, videro un gruppo di persone sotto la quercia.

– Sono i soldati quelli là? – chiese uno dei fratelli.

– Sembra di si! – confermò il Guardiano preoccupato.

Sì, c’erano i soldati, circa una ventina, ed era chiaro chi stavano aspettando.

– Prendete cura dei bambini! – disse frate Stanko agli uomini. Proteggeteli appena arriviamo lì!

Nel cortile si sentivano i soldati imprecare per qualcosa. Mentre si spingevano, guardavano i frati che si stavano avvicinando a loro.

– Voi, inetti, tornate dalla passeggiata mattutina? – disse uno di loro.

Dall’uniforme sembrava che quello fosse il comandante.

– Mettetevi in fila! Chi è il capo tra di voi?

– Sono io! – disse il Guardiano.

– Mettili in fila se ti lasciano fare! Dove siete stati stanotte, non c’era nessuno nel monastero?

– Abbiamo visitato anziani e ammalati.

– E i bambini, perché li avete portati?

– Li portiamo ai parenti.

– Non ti credo nulla! Queste sono storie per bambini piccoli. Vai, mettili in fila per vedere chi è il capo di casa!

Il Guardiano guardò ai frati e loro si misero in fila senza dire una parola.

– Dove sono le armi?

– Sentite cosa vi sto chiedendo? Dove avete nascosto i fucili?

– Abbiamo aperto un paio di casse, ma non abbiamo trovato altro che vino. Ma, voi siete veri ubriaconi, ha, ha, ha! – rise il comandante.

– Non sappiamo di che cosa parlate? – disse il Guardiano.

– Sapete benissimo di cosa sto parlando! Oltre mangiare e leggere, voi fate anche altre cose! – aggiunse il comandante.

– Voi, signori frati, siete i più grandi nemici di questo popolo! Sì, sì, proprio voi! I fannulloni che avvelenano i poveri con le vostre idee. Ma, è per questo che siamo qui per liberarli, voi anche. Lo sentite, siamo venuti per liberarvi!!!

I frati rimasero in silenzio.

– Portami quello dalla stanza! – disse il comandante ad uno dei soldati. Lui tornò con il Crocefisso in mano. Il comandante prese il Crocefisso e lo gettò davanti ai suoi piedi.

– Ascoltatemi bene! Ci metteremo d’accordo così. Avvicinatevi uno per uno, calpestatelo e dite:

– Io lo rinnego! Dopo di questo siete liberi di tornare a casa, come persone libere! Ve lo garantisco con la mia vita!

I fratelli rimasero impietriti. Silenziosi.

– Che cos’è, vigliacchi? Ma, questa è solo una frase, almeno voi siete istruiti! Ora, dov’è il problema nel ripetere dopo di me, eh?

– Stai facendo sforzi inutili, soldatino! – disse il Guardiano. Loro hanno rinunciato a tutto per Lui, e non Lo rinnegheranno a qualunque costo. Vivono per Lui e per la Verità che ha rivelato! – disse, indicando la Bibbia che teneva in mano.

– Dammi quel libro! – gridò il comandante. Il Guardiano baciò la Bibbia e glielo porse.

– Faremo così! Chi vuole rimanere in vita, calpesterà il Crocefisso e sarà libero. Chi vuole morire, prenderà questo libro e lo bacerà!

I fratelli si misero in fila, uno dopo l’altro. Il Guardiano era alla testa della colonna. Uno dopo l’altro, presero la Bibbia, e baciandola, la appoggiarono al cuore, come una madre che abbraccia il suo bambino amato. E uno dopo l’altro così! Dopo di ciò, i soldati li portavano preso al vecchio rifugio, che si trovava sotto il monastero. Ed era il turno di giovane sacerdote. Si avvicinò, prese la Bibbia e cominciò a sfogliarla, cercando il Vangelo secondo Matteo.

– Ma, guardalo! – gridò il comandante. Tu vorresti leggere, ha, ha, ha… Il giovane sacerdote si fermò su una pagina con il sorriso, sussurrando leggeva due frasi e poi baciò la Bibbia proprio lì. Appoggia la sua guancia su di lei, come un bambino che si appoggia al palmo di sua madre. E se ne andò in direzione del rifugio.

Si udirono gli spari, uno dopo l’altro. E poi si sentì che i soldati gettavano i corpi urlando.

Mentre la vecchia quercia stava strappando le sue radici, i bambini correvano per il paese dicendo: – I nostri frati sono stati uccisi!

Le donne si vestirono di nero. Le campane singhiozzavano. Il sole si stava oscurando. Le madri piansero per i loro figli. Mentre le pietre stavano crollando dai vecchi mulini, il sangue si mischiava all’acqua del fiume Lištica. Non si sentiva un uccello cantare, tutto morì in un istante.

Con i frati anche Brijeg fu ucciso!

Mentre guardavano il fumo eruttare dal rifugio, il comandante chiese il soldato sulla sua destra:

– Quel giovane frate, cosa poteva leggere in suo libro per irradiare tanta felicità prima della sua morte?

– Avete sentito cosa ha detto il Guardiano? Hanno vissuto per quel libro.

– Ha, ha, ha, non soldato, hai torto! Sono morti a causa di quel libro! Comunque, potevano scegliere. Ora avevano potuto essere con le loro famiglie! La morte era la loro scelta e non la mia!

Un altro soldato, che se ne stava da parte, replicò:

– È vero, li abbiamo uccisi, ma non sono morti! Sono solamente caduti, ma sembravano vivi. Non so come spiegarlo, ma è così che mi sento.

Gli altri soldati rimasero in silenzio mentre pulivano le loro armi.

Il comandante si è seduto sotto una quercia e, sfogliando la Bibbia, cercava la pagina che il giovane sacerdote aveva baciato prima di morire con un sorriso!

Nel frattempo, nella chiesa vuota, si sentì qualcuno che cantava i Salmi.

„Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me!“

 

 

 

Ostavi odgovor

Vaša adresa e-pošte neće biti objavljena.

Translate »